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SPECIALE ELEZIONI 2009
A cura di Alessandra Babetto 
urna

Programmi Elezioni Europee - Sinistra e Libertà

UNA BREVE PREMESSA

Un voto utile per cambiare l'Europa

La costruzione dell'Unione Europea è stata la scelta più importante compiuta nel nostro continente dal dopoguerra: ha preso vita una nuova realtà, prima solo pensata da personalità illuminate. Una storia lunga e antica di Stati spesso in guerra tra loro è  diventata un progetto di unità culturale, politica  ed  economica, capace di esprimere anche un Parlamento Europeo eletto a suffragio universale. Dal Manifesto di Ventotene del 1941, stilato da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni, ad oggi è  stata  compiuta molta  strada, ma molto ancora dobbiamo fare per  un'Europa davvero democratica e federalista. Sinora abbiamo visto soprattutto un'Europa economica, basata su di un mercato comune; è giunto il momento, proprio di fronte alla gravissima crisi mondiale in atto, che l'Europa faccia un decisivo passo in avanti, che diventi cioè un'Europa dei cittadini a tutti gli effetti, capace di iniziative di  pace e di solidarietà a livello mondiale. Per  questo occorre una Costituzione europea con il coinvolgimento diretto dei popoli che valorizzi le culture e le diverse identità, affinché non venga perduta la parte migliore della lunga storia del nostro continente. La democratizzazione dell'Unione Europea (UE) è decisiva perché l'Europa politica sia autorevole e davvero utile ai cittadini.
Il Parlamento Europeo è un'istituzione dotata già oggi di reali poteri,in grado di prendere decisioni che pesano nella vita dei cittadini. Purtroppo però anche il Parlamento Europeo viene percepito dai cittadini come lontano ed estraneo, e c'è il pericolo che la partecipazione al voto per l'unico organo veramente   democratico della UE sia troppo scarsa. I candidati di SINISTRA e LIBERTA' s'impegnano per un'Europa utile, solidale, democratica e ecologica, che é possibile, ma che ancora non c'é.

L'Unione Europea di fronte alla crisi globale

La gravissima crisi economica mondiale in atto segna il fallimento dell'ideologia neoliberista. Per uscirne  bisogna cambiare questo disastroso modello  economico  promuovendo un  cambiamento epocale e di civiltà. Questa è anche l'occasione per valorizzare e cambiare il ruolo della Ue. Infatti c'è bisogno di nuove e coraggiose politiche sociali ed economiche che mettano al primo posto le cittadine e i cittadini. Per questo è necessario determinare una  maggioranza democratica nel PE, dove invece oggi il gruppo più forte è quello di centrodestra dei Popolari, a cui appartengono gli europarlamentari di Berlusconi. La prevalenza di governi di destra nei paesi dell'Unione Europea ha provocato  negli ultimi anni  una maggioranza conservatrice nella Commissione Europea e nel Consiglio Europeo, gli organi esecutivi della UE. Se non si cambia diventa più forte il rischio di una vera e propria crisi  del progetto europeo, perché  le  destre  sono  in  realtà  nemiche  dell'Europa, predicano un falso federalismo e vogliono istituzioni "deboli" per favorire i poteri economici forti.
Noi vogliamo rafforzare la partecipazione e la decisione democratica, solo così si potrà cambiare un sistema economico politico e mediatico controllato da grandi gruppi economici e da pochi individui. In caso contrario siamo condannati ad una triste deriva verso un populismo oligarchico e sempre meno  trasparente, già ben visibile in Italia anche con leggi elettorali che mirano a provocar e un bipartitismo artificiale ben diverso dal pluralismo che c'è sempre stato nel Parlamento Europeo.
La ricetta economica liberista perseguita dalle destre, al servizio degli interessi di pochi. all'insegna dell'ognuno  per  sé, trascurando  la  democrazia, l'integrazione  sociale, il lavoro,  l'ambiente, ha provocato la crisi economica, esaltata poi dalla bolla finanziaria. La realizzazione dell'euro, pur  con i  problemi che vi  sono stati  al  momento della  sua  introduzione, in particolare per il mancato controllo sui prezzi al dettaglio, ha contribuito a ridurre i danni della crisi. Questa crisi economica, ambientale, sociale, democratica e morale dimostra quanto fosse illusorio affidare alla volontà dei singoli governi e ai mercati senza regole gli obiettivi sociali della Strategia di Lisbona del 2000.
E' giunta l'ora di cambiare. La grande prospettiva della Costituzione democratica si è infranta in questi anni per mancanza di determinazione nel  difendere i valori dell'Europa:  pace, disarmo, democrazia, lavoro, ambiente, diritti civili e sociali. Noi non  rinunceremo a questi valori e ci impegneremo per rilanciare il progetto costituzionale attraverso un percorso che renda protagonisti i popoli, i soggetti sociali, le intellettualità. E' dunque decisivo che nel Parlamento Europeo siano presenti i deputati della lista "SINISTRA e LIBERTA'" che vogliono questo cambiamento e che hanno già dimostrato di saper lavorare per questo obiettivo.

L'attività dei parlamentari europei che aderiscono a Sinistra e Libertà

La nostra esperienza in questi anni ha dimostrato la possibilità e l'utilità di lavorare insieme e sugli stessi obiettivi pur partendo da gruppi diversi: Socialisti, Verdi, Sinistra Unitaria. Tutti i momenti importanti della legislatura che si conclude hanno visto protagonisti i parlamentari che ora fanno parte di SINISTRA e LIBERTA': dal "pacchetto clima"  alla direttiva  REACH  sulle  sostanze chimiche; dal 7°  programma quadro sulla ricerca e la tecnologia  all'opposizione alle 65 ore di lavoro settimanali;  dalla  battaglia contro la proposta della destra  di liberalizzazione estrema dei servizi (Bolkestein) alle leggi sull'immigrazione e la protezione dei dati; dalla mobilitazione contro la pena di morte e per la chiusura di Guantanamo alla verità sui voli illegali della Cia di Bush e a un indirizzo di pace in Medio Oriente. Con una presenza costante ai lavori parlamentari e un "gioco di squadra" che si é rivelato vincente, è stato possibile orientare l'atteggiamento dell'UE nei confronti dell'Italia a favore delle politiche migratorie e contro le discriminazioni, sulla concentrazione dei media, sulla gestione dei rifiuti e controbattere le bugie del governo a proposito dei costi del pacchetto energia. Abbiamo anche contribuito a fare del Parlamento Europeo la casa degli europei, aprendolo a centinaia di militanti e membri di associazioni. Abbiamo usato il Parlamento Europeo come uno strumento al servizio dei cittadini, raccogliendo le istanze di gruppi e comitati e portando all'attenzione dell'UE situazioni di illegalità e sperpero di denaro pubblico che hanno condotto all'avvio dei controlli e all'apertura di procedure di infrazione. Ci siamo battuti per una riduzione dei costi della politica, ottenendo innanzitutto la riduzione degli stipendi degli europarlamentari italiani equiparandoli a quelli degli altri paesi.


LE NOSTRE IDEE E I NOSTRI IMPEGNI PER LA PROSSIMA LEGISLATURA EUROPEA

A. Combattere la crisi con un nuovo sviluppo e la riforma ecologica dell'economia

A1) L'Unione Europea non sta affatto affrontando in modo efficace la  crisi. Quando dispone di poter i e competenze reali, come é stato  nel caso della legislazione sui cambiamenti climatici (pacchetto energia) l'UE ha dimostrato di sapere agire prima degli altri e in modo coeso. Sulla crisi finanziaria ed economica  non é  cosi:  per diverse ragioni. Ha influito negativamente la  politica seguita dalla Banca centrale europea che, fino a poco tempo fa, ha prodotto innalzamenti del costo del danaro, inseguendo l'unico obiettivo  del contenimento  di un'inflazione peraltro già bassa; quando poi è passata alla riduzione dei tassi la crisi  aveva già  invertito le tendenze economiche
volgendo verso la recessione. Ha pesato la mancanza di strumenti europei che obblighino i governi a trovare un accordo su interventi comuni e coordinati di politica economica; ha pesato la scelta di fare ognuno per sé, anche per cercare un facile consenso con misure elettoralistiche e tendenzialmente protezionistiche. I piani che si sfornano continuamente e in modo scoordinato non riescono ad avere un impatto reale né  sui mercati finanziari, né sulla fiducia degli investitori, né tantomeno sull'economia reale. La Commissione Barroso, che in questi anni si è sempre opposta a misure legislative per regolare i mercati finanziar i e favorir e il credito alle imprese "virtuose", oggi non sa gestire né guidare la risposta alla crisi. Una strada europea di rilancio è indispensabile. Per questo la UE deve diventare  un  soggetto  politico  capace di decisioni efficaci, sia per quanto riguarda la situazione interna sia per quanto riguarda la sua proiezione internazionale.
L'Unione  Europea deve farsi sostenitrice della convocazione in ambito Onu di una conferenza mondiale sui problemi economici, monetar i e  finanziari, al fine di costruire un sistema di cambi regolati tra le monete; di assumere misure contro la speculazione finanziaria   mondiale, come l'istituzione di una  tassa, con  aliquota   bassa, sulle  transazioni di capitale a scopo puramente speculativo (la Tobin tax); di combattere i paradisi fiscali e tutte le  forme di evasione fiscale; di limitare drasticamente la creazione  e la  circolazione dei titoli derivati;  di riformare il ruolo delle istituzioni internazionali nate dall'accordo di Bretton Woods del 1944, quali la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale. Occorre riportare le funzioni di governo del commercio mondiale all'interno delle  competenze  dell'Onu, visto la  clamorosa  crisi  del WTO,  riproporre  il rilancio dell'economia mondiale su basi di convergenza fra i vari paesi e per  combattere concretamente i cambiamenti climatici, il fenomeno della fame e della povertà.

A2) Il Patto di stabilità e di crescita di Maastricht è legato al passato, ad una situazione economica e politica che la attuale crisi ha completamente superato. Infatti, i vincoli di bilancio in esso contenuti vengono continuamente violati dai paesi più forti che hanno bisogno di rilanciare le loro economie.
Tutta l'Europa, in particolare i paesi di nuovo ingresso e quelli del Mezzogiorno d'Europa, hanno bisogno di una politica economica  espansiva che si fondi su nuovi  modelli di sviluppo e di consumo. Per questo vanno ridiscussi criteri e vincoli del Patto, introducendo parametri occupazionali e ambientali. La stessa funzione della Banca Centrale Europea (BCE) va ripensata.
La sua missione non può essere limitata a quella del contenimento dell'inflazione, che, a causa della grave recessione economica in atto, è naturalmente su valori bassi. Al contrario deve prevalere il ruolo di finanziamento dell'economia reale, in particolare in settori innovativi dove vi è bisogno di intensificare gli investimenti. Tra il Parlamento Europeo e la BCE deve intercorrere una relazione
nella quale il  primo traccia le  linee di fondo della  politica economica e  la seconda, nella piena autonomia delle proprie scelte specifiche, concorre alla realizzazione di quegli obiettivi. In questo quadro, deve avere maggiore importanza la relazione annuale del presidente della BCE al Parlamento Europeo e il conseguente dibattito parlamentare deve assumere un ruolo di indirizzo per
l'istituto  finanziario.  Il mercato finanziar io europeo può essere messo al servizio degli interessi pubblici, anche attraverso nuove forme di finanziamento quali gli Eurobond, per evitare di peggior are la situazione del debito nazionale   dei   vari   paesi.   Nel   2010  comincerà la difficile discussione per  la riforma del bilancio comunitario e dobbiamo evitare che si arrivi all'ennesimo
indebolimento del quadro europeo di sostegno finanziario.

A3) Va incrementata la quota di investimenti pubblici destinati alla formazione, alla ricerca, alla innovazione. Questa è la terapia d'urto per competere nel mercato mondiale sulla qualità, non certo sul costo del lavoro o sulla distruzione dell' ambiente. Queste scelte  devono guidare una  nuova politica industriale dell'Europa. Conseguentemente vanno scartate ipotesi di ritorno a forme
autarchiche che pure, di fronte alla crisi, si affacciano con sempre maggiore insistenza. Dall' attuale La pesante recessione ha le sue radici non solo nelle distorsioni della finanza dei derivati, ma anche in un regime di bassi salari e  di precarizzazione del mercato del lavoro, di disuguaglianza nella distribuzione del reddito fra i vari paesi e le regioni, che hanno compresso la domanda interna. Si
può uscire solo puntando su un  "green deal"  mondiale, un nuovo corso economico ecologicamente e socialmente sostenibile a livello planetario. A questo  "green deal"  la UE può e deve dare un contributo decisivo. In particolare la Unione Europea deve tenere fede agli impegni assunti, al proprio interno e nelle sedi  internazionali, rafforzando il protocollo di  Kyoto con gli ulteriori  obiettivi  europei di  riduzione di  CO2, puntando con decisione e  assoluta  priorità sulle energie rinnovabili, che possono dare sviluppo a un nuovo tipo di politica industriale. Tutto questo richiede una semplificazione burocratica del modo di funzionare del mercato interno della Ue. Va
preservato e  valorizzato il  ruolo del  sistema  delle  piccole  e  medie  imprese  sostenendo la loro proiezione sul mercato mondiale globalizzato. La costruzione di moderne infrastrutture, di trasporti e comunicazioni sia fisiche che telematiche (internet veloce di seconda generazione), è strategica per la crescita civile, oltre che economica, delle società europee, ma, proprio per questo, deve essere
condivisa dalle popolazioni locali.


B) Un nuovo modello sociale, ambientale, tecnologico

B1)  Il  cuore di una nuova politica economica e sociale europea deve essere la tutela del lavoro, della sua stabilità e continuità. Per questo proponiamo un Patto europeo per l'Occupazione e un uso mirato delle risorse del Fondo sociale europeo. Poiché bassi salari e precarizzazione del lavoro sono le cause di fondo della attuale crisi, la Ue deve promuovere una politica di piena occupazione e di
elevazione della qualità del lavoro; sostenere la convergenza dei salari e delle retribuzioni europee per  eliminare le differenze di retribuzione per  lo stesso lavoro fra zona e zona, e tra i sessi, anche grazie alla determinazione di un salario minimo orario europeo. Occorre favorire gli accordi tra le parti  sociali  che si  propongono di evitare e  di mettere in mora  i licenziamenti e  combattere la
precarizzazione del rapporto di lavoro, riportando la flessibilità entro confini fisiologici in base al principio   che   la   forma   normale   e   prevalente   del   rapporto   di   lavoro   deve   essere   a   tempo indeterminato.  Vanno  estese  le   forme  di  protezione  del  reddito,  introducendo  forme  di  salario sociale ai disoccupati  di  lungo periodo e agli inoccupati per  favorire la ricerca di nuovi posti di lavoro. Va promossa l'estensione dei diritti nel mondo del lavoro secondo criteri universalistici e paritari  e garantire l'esercizio  pieno  e libero  dell'attività  sindacale  e  del  diritto di  sciopero. Va ripreso il percorso verso una riduzione dell'orario di lavoro, in particolare nel settore manifatturiero, per   liberare  nuovi posti  di  lavoro  e  aumentare  il  tempo da  destinare  alla  vita  sociale.  Bisogna prevedere che il sistema degli aiuti alle imprese contenga vincoli, per chi li riceve, in modo che non possa   licenziare   e  sia   spinto  ad   innovare   nel   senso   della  sostenibilità  ambientale  e   della  sua responsabilità sociale.B2) Dopo l'approvazione del pacchetto energia, è ora necessario dirigere gli investimenti pubblici europei e nazionali verso "l'economia verde"; in particolare nella riqualificazione energetica delle costruzioni e nella vivibilità delle città, nel risparmio energetico, nelle energie rinnovabili, nei trasporti pubblici, nell'informatica e nel telelavoro. Questo avrà un triplo vantaggio: ridurrà la nostra dipendenza energetica, diminuirà le emissioni e rilancerà l'industria europea verso una nuova rivoluzione ecologica. L'Europa è leader nel settore dell'energia rinnovabile e dell'economia verde. Secondo stime della Commissione Europea, ci sono già 3,5 milioni di lavoratori impegnati nella  green economy  in Europa. Con un piano di investimenti coordinato, che tocchi i settori dell'edilizia, della produzione  energetica e dei trasporti, si possono creare milioni di posti di lavoro qualificati che, dato il loro forte legame con il territorio, non sono delocalizzabili.

B3) In questo contesto, il ritorno dell'energia nucleare in Italia e la volontà di usare fondi europei per finanziare nuove centrali - da aggiungere a quelli ingenti che già oggi finanziano sicurezza e ricerca - rappresentano una scelta profondamente sbagliata. L'energia nucleare non é la soluzione per i cambiamenti climatici. L'industria nucleare negli ultimi 30 anni non ha risolto né il problema della
sicurezza, né quello delle scorie radioattive, né quello della proliferazione dal nucleare civile a quello militare. Imbarcarsi nella costruzione di centrali nucleari di terza generazione, già vecchie oggi, significa rinunciare a investire in energia pulita. Significa compiere un errore economico oltre che sul versante della sicurezza e dell'ambiente. Perché non ci sono le risorse per  fare tutte e due le
cose, né in Europa né in Italia. O si investe subito in rinnovabili e risparmio energetico, creando centinaia di migliaia di lavori e imprese verdi; o si punta su poche centrali nucleari fra venti anni, affidate a grosse imprese in realtà assistite dal denaro pubblico. La scelta da fare é per noi chiara. In ogni caso è indispensabile che l'Europa si doti di una rete di sicurezza comune capace di tenere sotto controllo le centrali nucleari già esistenti.

B4)  Il  modello sociale europeo è stato attaccato dalle  destre per  farlo assomigliare sempre più a quello americano,  ora  la  nuova  amministrazione  statunitense  punta  oggi  alla costruzione  di  un sistema sanitario pubblico. In questo grave momento di crisi e insicurezza, é necessario difendere ed estendere lo spazio pubblico europeo, lo stato sociale, investendo per  assicurare il reddito di
base, la formazione e i servizi per  i giovani, i disoccupati e i lavoratori precari; garantire il diritto alla pensione, ai servizi sociali via via integrati verso l'alto. In questo senso riteniamo un delitto il dirottamento dei Fondi europei per le  aree sottoutilizzate (FAS)  verso il finanziamento di grandi infrastrutture inutili o non prioritarie come il Ponte sullo Stretto, recentemente decise dal governo italiano. La crescita  e il miglioramento della  società  civile  europea,  a partire  dai  paesi  e  dalle regioni (come il Mezzogiorno d'Italia) che più ne hanno bisogno, può e deve diventare un potente volano per l'economia nel suo complesso, sia quella pubblica che quella privata, rivoluzionando il principio di indicatori dello sviluppo qualitativo e non solo quantitativo come il PIL.
 
B5)  L'UE  non può prescindere dall'obiettivo di costruire una "Società  della Conoscenza"  dove  il libero  accesso   al   sapere   venga   tutelato   e   il   diritto   alla   formazione   riconosciuto   come   diritto fondamentale di ogni essere umano. Vanno impegnate maggiori risorse nel triangolo 'Formazione, Ricerca, Innovazione' e va costruita una politica comune e condivisa su grandi scelte: dalla ricerca scientifica, alla formazione, dalla scuola pubblica di qualità, all'universalità di accesso a strumenti ormai indispensabili  come internet. L'Europa  deve  guadagnare terreno  e diventare  protagonista, mettendo  in  campo  formazione  continua  per   tutta  la  vita, scuola  pubblica  di  qualità,  ricerca  e università adeguatamente finanziate prioritariamente con denaro pubblico. Non possiamo accettare la   "riforma   Gelmini"   della  scuola  e  dell'università   che  taglia arbitrariamente   risorse   portando l'Italia fuori all'Europa; Allo stesso modo è sempre l'Europa che deve costruire le condizioni per una  grande  riforma  del   diritto  allo  studio,  avendo  l'obiettivo  di   garantire  a   tutti  i   soggetti   in formazione,  a   prescindere   dalle  condizioni  sociali   di  partenza,  il  reale  e  autonomo  accesso ai percorsi formativi. Per questa ragione vanno individuati parametri europei che stabiliscano i servizi di welfare minimi (casa, trasporti, sussidi)  rivolti agli studenti e  le studentesse in  tutti gli  Stati membri. Sempre con tali obiettivi è necessaria una riforma dei parametri di valutazione della qualità dell'istruzione pubblica che metta al centro non più soltanto la conoscenza come risorsa economica, ma innanzitutto il sapere e l'apprendimento come risorsa sociale e civile, invertendo i processi di mercificazione e privatizzazione in atto. Al tempo stesso dovrà valorizzare la capacità e il merito, le competenze migliori degli insegnanti, ponendo fine ai clientelismi accademici e alle discriminazioni per origine familiare.

B6)  I  servizi pubblici  ed  i beni  comuni sono parte indispensabile del  modello sociale  europeo, perché garantiscono accesso uguale e universale ai diritti; le associazioni dei cittadini devono avere voce, perché i servizi siano adeguati e di qualità e ne sia garantito il valore sociale e pubblico. Un esempio importante in questo senso é l'acqua, che deve essere diritto universale e non una merce così come l'energia, la  salute, l'istruzione  o la  mobilità. La  difesa e  l'allargamento  dello spazio pubblico europeo richiede quindi il protagonismo  dei  cittadini e  dei  soggetti sociali, quindi  un potenziamento della democrazia anche nelle decisioni di politica  economica.  L'applicazione della direttiva  "Servizi"  non deve  reintrodurre ciò che il Parlamento, anche  grazie a noi, ha bocciato.
Ribadiamo con forza il nostro impegno a riportare all'ordine del giorno della UE una direttiva sui servizi pubblici, come  chiesto dalla petizione della Confederazione Europea  dei Sindacati (CES), che la Commissione Barroso ha sempre rifiutato di presentare.

B7)  La politica  europea dei trasporti e i criteri di finanziamento europeo delle infrastrutture  non hanno  ancora  portato ad un  deciso  passaggio  dalla gomma  alla  ferrovia; la priorità  sarà  allora lavorare perché vengano valorizzati il trasporto pubblico urbano e le reti ferroviarie, nell'ottica di integrare meglio trasporto ferroviario a lunga distanza con reti urbane e locali, di togliere traffico
pesante dalle strade, investendo anche sui porti e sulle autostrade del mare.

B8)  Per  rilanciare  gli  investimenti  nella   green economy   e per  una  nuova  politica  industriale  é necessario   mettere   fine   ai   paradisi   fiscali,   alle   pratiche   di   elusione   fiscale   e   all'evasione,  e incrementare   la   lotta   contro   il   riciclaggio   di   denaro,   sia   nell'Unione   Europea   che   a   livello internazionale, così che tutti gli attori del mercato paghino la loro giusta quota di imposte nei Paesi nei quali operano e per  sottomettere il potere delle istituzioni finanziarie al controllo democratico. E' necessario avviare in modo deciso un processo di armonizzazione fiscale nel contesto europeo tale da non penalizzare il  lavoro a favore  della  rendita; la generalizzazione di criteri di prelievo fiscale improntati alla progressività, sgravando contemporaneamente i redditi più bassi.

B9)  La necessità  di concentrare gli sforzi contro la recessione, di potenziare la capacità di spesa pubblica senza appesantir e i deficit di bilancio o aggravare il prelievo fiscale sui redditi da lavoro, rendono necessaria la introduzione di forme di tassazione dei grandi patrimoni, tutelando invece il risparmio; in sostanza di una tassa sulle grandi ricchezze , che tenga conto delle forme moderne in
cui queste oggi si articolano, in modo da fare contribuire in modo più rilevante i ceti privilegiati alla necessaria ricostruzione economica.

B10) Una parte molto importante della discussione sulla riforma del bilancio dell'UE verterà sulla Politica Agricola Comune (PAC). L'anno prossimo inizieranno le discussioni sulla sua riforma: noi non  pensiamo   che   sia   necessario  ridurre   la  spesa   per  la   politica   agricola,  ma  sicuramente   é indispensabile qualificarla e riorientarla, favorendo la qualità dei prodotti e il lavoro agricolo anche e soprattutto nelle sue forme di produzione biologica; diffondendo la pratica del ciclo corto e della stagionalità,   per   ridurne   i   costi   economici   e   ambientali;   abbattendo   il   ricorso   ai   pesticidi; escludendo in qualsiasi forma l'uso di Organismi geneticamente modificati (OGM) in agricoltura. Il tutto all'interno di un sistema agricolo che abolisca la rendita parassitaria sui fondi comunitari, che dovrebbero,   invece,   essere   attribuiti   solo  a   chi   trae  il  suo  reddito   dall'attività  agricola  in  sé.
Insomma, un'agricoltura di qualità, che contribuisce alla lotta ai cambiamenti climatici, salvaguarda il territorio e il reddito dei lavoratori agricoli e sia libera da OGM. Una scelta questa innanzitutto economica, a favore dell'agricoltura italiana ed europea di qualità, che non preclude la libertà di ricerca   scientifica   in   ambiente   protetto   e   in   sicurezza.  L'Europa,   infine,   deve   riconoscere   e promuover e il benessere e i diritti degli animali.


C. Un'Europa più giusta: democrazia, diritti civili e diritti sociali

C1)  Diritti  sociali  e  diritti di cittadinanza  sono inscindibili  perché insieme garantiscono giustizia sociale e libertà individuale. L'estensione dei diritti anche fuori dei confini europei è lo strumento più utile a contrastare il  dumping   sociale e le tentazioni protezionistiche. Dobbiamo andare verso una vera cittadinanza europea. La libera circolazione delle persone, delle merci e dei servizi è alla base della  costruzione europea, ma  senza  diritti comuni  e condivisi questa  crollerebbe. Occorre abbattere tutti gli ostacoli che impediscono ai cittadini di spostarsi facilmente e liberamente in tutta l'Unione per  studiare, esercitare  una  professione, curarsi o per altri motivi. Vogliamo per  questo riscrivere la direttiva sulla mobilità dei lavoratori europei, perché sia stabilito, una volta per  tutte, che i contratti di lavoro e le condizioni salariali e di sicurezza non sono aggirabili con il distacco dei lavoratori  da un  paese  UE  all'altro. Questo  spazio  comune  di circolazione è  anche la migliore garanzia di sicurezza, che oggi non è più assicurata da anacronistici confini, ma dall'unità  dello spazio giuridico e dal coordinamento tra le forze di polizia. La cittadinanza europea sarà anche il definitivo   riconoscimento   storico   del   contributo   dell'emigrazione   italiana   alla   costruzione dell'Europa, così come garantirà l'integrazione dei nuovi cittadini dei Paesi dell'Europa orientale a cui la UE si è recentemente allargata.

C2) Sosteniamo parità e libertà per tutti i cittadini e i residenti dell'UE. Vogliamo un'Europa laica e perciò rispettosa di ogni credo religioso e della libertà di non averne nessuno. Proseguiremo nella nostra   azione   affinché   sia   approvata   la   Direttiva   europea   orizzontale   contro   ogni   forma   di discriminazione   in   ragione   del   sesso,   della   razza,   della   religione,   dell'età,   dell'handicap, dell'orientamento sessuale e identità di genere. Poiché le famiglie europee sono sempre più spesso composte da cittadini di stati diversi della UE, è necessario lavorare ad una legge che imponga il riconoscimento dei matrimoni, delle unioni civili e dei diritti parentali legalmente riconosciuti in un altro stato membro, e anche a un diritto europeo in materia di divorzio e di adozione. Continueremo
a lavorare. Continueremo a lavorare per  la fine di ogni forma di omofobia e di transfobia, affinché le  persone  gay,  lesbiche, trans, possano veder  riconosciuti  in tutti  gli  stati  europei  lo  status  di cittadini con pari  diritti e pari  doveri;  per  il superamento di  politiche proibizioniste che  anziché rafforzare   il   principio   di   responsabilità   lo   indeboliscono   con   pratiche  repressive;   per   il riconoscimento delle libere scelte delle persone in materia di cura, contraccezione, salute sessuale e riproduttiva; per la libertà di ricerca scientifica, inclusa quelle sulle cellule staminali; per il diritto di morire nella dignità. Sosteniamo il riconoscimento e l'incoraggiamento della diversità linguistica e culturale dell'Europa, sia quella storica, legata alle tradizioni regionali, sia quella nata dalle novità portate dalle migrazioni e dalla globalizzazione: questa diversità di lingue e culture, anche religiose, è stata, è e sarà la nostra più grande risorsa, purché si coniughi con il rispetto e il riconoscimento dei diritti individuali di tutti.

C3) Vogliamo un Patto Europeo per  il progresso sociale, che stabilisca obiettivi e standard comuni per le politiche sociali, sanitarie ed educative nazionali, così come si sono stabiliti per le politiche di bilancio.  Questo deve  valere anche per  le politiche  di inclusione  dei migranti e  per  un sistema comune di asilo europeo per i rifugiati e i profughi che chiedono protezione da guerre, dittature o disastri   ambientali.   Vogliamo   un'Europa   in   cui   i   milioni   di   persone   attive   nel   mondo   del volontariato, del non-profit, del terzo settore  e della società civile  abbiano sempre  più influenza sulle decisioni pubbliche, perché la solidarietà diventi predominante nelle politiche europee.

C4)  In Europa vivono e lavorano già oggi milioni di migranti. Negli anni  scorsi si è concentrata l'attenzione sui problemi legati all'ingresso e al soggiorno, come se quello dell'immigrazione fosse un problema passeggero. Al contrario, si tratta di un fenomeno permanente, che richiede standard comuni  per  l'immigrazione  legale  nei  paesi  dell'Unione  Europea,  sulla  base  di  eguali  diritti  e responsabilità   e   sul   mutuo  rispetto.  Vogliamo   una   politica   d'inclusione  che  preveda   diritti   di cittadinanza  e  di  espressione, oltre che pari diritti tra migranti e cittadini della  UE nei  luoghi di lavoro o di studio. L'Europa non può, e quindi non deve, chiudere i confini ai migranti, che sono un elemento necessario dell'economia globale e di un mondo sempre più interconnesso. Se saranno garantite  opportunità di accesso e  di inclusione, sarà anche più agevole la necessaria politica di governo dell'immigrazione e di deciso contrasto del traffico di esseri umani. In ogni caso i diritti umani fondamentali, a partire da quello alla salute e alla tutela dei minori, vanno garantiti anche ai migranti   non   regolari.   Siamo   a   favore   del   diritto   di   voto   nelle   elezioni   locali   dei   cittadini extracomunitari residenti, sull'esempio di altri paesi europei. La lotta al razzismo e il principio di non discriminazione  etnica  e religiosa  sono pilastri  della UE. Occorre lavorare  per  consolidarli anche in  Italia  dove le manifestazioni di  razzismo negli  ultimi  anni  sono  diventate  sempre  più frequenti e allarmanti.

C5) L'Unione Europea ha avuto un ruolo importante nel promuovere la parità tra i sessi e la libertà delle   donne.   Le   donne   devono   poter   essere   libere   di   decidere   di   sé   e   del   proprio   corpo: l'autodeterminazione  femminile  resta  per  noi un  principio  fondante. La  crisi, tuttavia, potrebbe costringere le donne ad arretrare sia rispetto all'inserimento nel mondo del lavoro, sia rispetto alla partecipazione ai luoghi di decisione politica ed economica, riconducendole ad un esclusivo ruolo familiare. SINISTRA e  LIBERTA'  si impegna  perché  ciò non accada  e  le donne  siano libere di decidere di sé e del proprio corpo. Sosterremo le azioni positive, le pari opportunità, l'eliminazione di tutte le  forme di discriminazione, a partire  dalla  parità  salariale e di  reddito previdenziale  tra lavoratori   e   lavoratrici.   Ci   impegneremo   per   garantire   alle  donne   l'accesso  al   lavoro  e   alla
progressione nelle carriere; per la democrazia paritaria a tutti i livelli istituzionali; per combattere la violenza nelle sue diverse forme , a partire da quella domestica, inclusa la lotta al traffico di esseri umani che riguarda in prevalenza donne e minori . Contrasteremo le politiche di falsa parità, come quelle   che   vogliono   parificare   l'età   di   pensionamento   di   donne   e   uomini,   senza   alcun riconoscimento sociale del lavoro di cura.

C6) Per la prima volta in Europa i giovani hanno di fronte a loro la prospettiva di stare peggio dei loro   padri.   Occorre  ribaltare   questa   prospettiva   con   politiche   capaci   di   valorizzare   le   giovani generazioni minacciate dal precariato nuove tutele e diritti. I  giovani devono essere i protagonisti della nuova Europa, perciò va favorita la loro educazione "europea", estendendo programmi come Erasmus anche ai giovani lavoratori; va sostenuta la loro autonomia, attraverso il potenziamento di borse di studio e altre forme di reddito; va favorita la loro mobilità all'interno dell'Unione e la loro creatività scientifica e artistica attraverso programmi di scambio di esperienze culturali e lavorative.

C7) L'Europa sta invecchiando; l'attesa di vita, grazie ai sistemi di protezione sociale è aumentata, ma i giovani sono limitati nell'esercizio della loro indipendenza, persino nei progetti di paternità e maternità, dall'incertezza sul futuro. L'invecchiamento della popolazione non si affronta riducendo la  spesa  previdenziale  pubblica  (ridurre  le  risorse  per  una  popolazione  che  aumenta  equivale  a programmarne   l'impoverimento)   né   aumentando   l'età  di  pensionamento,   senza   considerare   la differenza tra i diversi percorsi lavorativi più o meno usuranti. In una società che invecchia non sarà possibile  sostenere  i giovani  senza aumentare  la  produttività  sociale degli  anziani e  valorizzare l'enorme esperienza accumulata dai cittadini e cittadine senior. E' necessaria una politica che aiuti i giovani ad affrontare le responsabilità familiari e gli anziani a mantenere una vita dignitosa e attiva.
Perciò proponiamo che venga istituito e accresciuto il diritto al congedo di maternità e paternità in tutta Europa secondo gli standard più alti, per  garantire l'accesso ai servizi per  l'infanzia;  che si incentivi la creazione di reti di servizi per gli anziani; che si progettino programmi internazionali di scambi e volontariato per  gli over  60; che si confermi la necessità di garantire pensioni pubbliche dignitose.


D. L'Europa nel mondo.

D1)  Per  combattere  la  crisi serve  più  democrazia e  partecipazione. L'Europa deve darsi  questo obiettivo. Deve  farsi promotrice di  una riforma  di tutte le  strutture  globali. Va riformato l'ONU come perno di un possibile nuovo spazio pubblico mondiale. Il che richiede il superamento degli anacronistici criteri di funzionamento delle Nazioni Unite e soprattutto del Consiglio di sicurezza.
Siamo favorevoli ad un seggio per l'Unione Europea in un Consiglio di sicurezza riformato. Come per il clima occorrono strutture ONU per l'economia, riportando quindi al suo interno le funzioni di governo del commercio mondiale finora delegate al WTO. La democrazia è la grande questione aperta  come  ci  dicono  i  movimenti  mondiali  e   di  cui  ci  parla   anche  l'esperienza  della   nuova America Latina. L'Unione europea ha grandi responsabilità per un mondo più giusto, per la pace, il disarmo e la sicurezza, ma pochi strumenti a disposizione  per  realizzarle. Il nostro impegno é a favore di una politica estera comune della UE, coerente con i suoi valori fondanti.

D2) E' prioritario il rafforzamento della  dimensione politica euromediterranea; l'integrazione  dei Balcani; la  cooperazione economica con Russia, Cina e  India.  Questo rafforza  il  ruolo di  pace dell'Europa nel contesto mondiale. La soluzione del conflitto israelo-palestinese è fondamentale per l'affermazione della  pace e  lo sviluppo delle relazioni in tutto il bacino del Mediterraneo e può ottenersi soltanto con il conseguimento dell'obiettivo dei "due popoli due stati", per raggiungere il quale la UE deve assumere un ruolo più attivo, coerente e tempestivo.

D3)  E'  poi  da   rafforzare   la  cooperazione  di   polizia,  giudiziaria   e  dei   servizi   di  sicurezza   nel combattere, nel rigoroso rispetto dei diritti umani e della legalità, il traffico di droga, la corruzione, le   mafie   e   il  terrorismo.   Proponiamo  di   rafforzare   su  scala   europea   la   lotta   alla   criminalità organizzata, estendendo l'uso di misure e strumenti come la confisca e l'obbligo dell'uso sociale dei beni sottratti alla mafia.

D4) La UE deve sostenere il sistema di commercio multilaterale ed orientarlo a beneficio dei Paesi in via di sviluppo. Vanno quindi regolate le ragioni di scambio su basi di reciprocità e di parità; bisogna evitare  la speculazione sui prezzi  delle derrate alimentari;  garantire che  tutti  gli accordi commerciali  stipulati dall'UE prevedano clausole  appropriate a favore dei diritti umani, sociali e
ambientali. Lavoreremo per  promuovere  la diffusione del  commercio equo e solidale  in Europa.
Alla  UE  spetta  un  grande  ruolo nella  lotta  contro  la  fame, la  povertà  e  per  lo sviluppo della cooperazione  internazionale. Gli  obiettivi  di sviluppo del  Millennio fissati dall'ONU  possono e devono essere integrati dalla strategia europea di uscita dalla crisi, nella realizzazione di un nuovo corso economico verde mondiale e  con  più intense  relazioni  con  i paesi del grande continente
africano. In  questo quadro ribadiamo  la  necessità che  la  politica di  cooperazione  sia  finanziata almeno  con lo 0,7%   del  prodotto  interno lordo. Siamo per  un impulso al  processo di  disarmo mondiale,   per   liberare   risorse   oggi   assurdamente   destinate   alla   produzione   di   armamenti, riconvertendo la produzione bellica in produzione di pace.


INFO:
www.sinistraeliberta.it


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