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GIOVANE ARCHITETTO DISABILE

 
 

Salve,
mi chiamo M. e sono un giovane architetto della provincia di Napoli!
Mi sono laureato a fine dicembre del 2009 con 110 e lode alla facoltà di Architettura di Napoli "Federico II".
Subito dopo mi sono attivato in cerca di lavoro in modo da apprendere quanto prima il mestiere dell'architetto!
Ma nessuna buona notizia...sia dal punto di vista lavorativo che dal punto di vista "barriere architettoniche"!
Dopo aver trovato, con grande difficoltà, uno studio disposto a farmi collaborare ho dovuto rinunciare per problemi logistici. Purtroppo non c'è un'adeguata accessibilità nel nostro paese...cosa molto triste da dover accettare!!
Ora, la mia domanda è: ci sono dei vantaggi, lavorativamente parlando, per noi disabili? e in quale campi o professioni?
Ho veramente bisogno di sapere se devo utilizzare un approccio al lavoro diverso e se ho dei vantaggi al riguardo. Non ne ho mai approfittato della mia posizione ma se è un mio diritto tanto di guadagnato..

Voglio ribadire : sono un neolaureato in Architettura!

Vi prego di inviarmi qualsiasi informazione abbiate al riguardo!
Vi ringrazio anticipatamente per la disponibilità.

Rimango in attesa di risposta!

Cordiali saluti.

M.

La risposta di Fram_menti

Salve,
innanzi tutto la questione dell’approfittare della “propria posizione”, come lei indica non è il punto del discorso, semmai si tratta di mettere lei e moltissime altre persone nella condizione di poter “gareggiare alla pari” nel mercato del lavoro, ognuno secondo le proprie specifiche capacità. Venendo alla sua domanda… non esistono “canali preferenziali” in linea di massima se tuttavia estendiamo il discorso ad imprese, pubbliche o private di una certa dimensione, il discorso è diverso. Ora questo non è il mio campo come può ben capire, tuttavia le posso indicare con certezza che esistono delle “quote minime” (la cosa non è molto elegante, ma di questo stiamo parlando) all’interno di aziende di media e grande dimensione, riservate all’impiego di “fasce deboli”. Tenga conto che all’interno di uffici pubblici, o grossi enti di progettazione urbana, la sua professionalità potrebbe essere quindi spesa. La dimensione dello studio professionale, ad una prima analisi non è forse quella maggiormente in grado di recepire una quota di domanda come la sua.
Rimane comunque il canale, che la invito a non abbandonare, dell’inventarsi una “specializzazione” che magari faccia tesoro della sua esperienza diretta.
Rimango a sua disposizione.

Cordiali saluti
Arch. Michele Sbrissa – Fram_menti


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