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DOWN A BORDOCAMPO E BARRIERE CULTURALI

 
 

La vicenda di Piero ci deve far riflettere su quale sia il reale grado di accettazione della disabilità.
Molto si è fatto e si sta facendo per rimuovere le tanto discusse barriere architettoniche, ma quante barriere deve superare una coppia che decida di tenere ed accogliere un figlio diversamente abile?
I bimbi piccoli fanno sempre tenerezza, le loro foto le vediamo spesso nella pubblicità: piccoli cuccioli indifesi da proteggere dai tanti lupi che rappresentano la cattiveria del mondo.
Anche il piccolo Down con gli occhietti a mandorla è tanto carino, lo mettiamo nei calendari, lo diamo in braccio alle persone famose e magnanime, se poi ti sorride e ti vuole abbracciare ci sembra impossibile che qualcuno possa rifiutare un cuccioletto così tenero.
Ma non sempre il cucciolo sa sorridere, non sempre è bello come nelle pubblicità, non sempre può parlare , non sempre sa interagire con gli altri cuccioli umani, a volte non sa dosare il suo entusiasmo e diventa maldestro, scappa qualche spintone e...
E da qui, tu genitore, sbatti contro la prima barriera che è poco architettonica, ma tanto difficile da abbattere perché appartiene a quel genere di muri che gli altri mettono tra te e loro quando hanno paura della diversità, quando per difendersi dal diverso scappano e ti lasciano solo, solo con il tuo cucciolo che non capisce ancora perché quando arriva lui si apre il varco e poi lo sciame di piccoli si sposta.
Tu, genitore, sai perché.
Poi comincia la grande salita, la scuola, le ore di sostegno che calano ogni anno, i pellegrinaggi ai vari uffici, sembra a volte che se abbassi la guardia ci sia una forza oscura che ti lascia alla deriva.
Nel frattempo il cucciolo cresce, cresce la sua forza, è sempre meno bello degli altri, i coetanei sono sempre più irraggiungibili e tu genitore pensi quale futuro lo possa aspettare.
I più fortunati, come Piero, pensano di avere un buon grado di autonomia e di accettazione, fino a quando il solito “capetto”, forte del suo grande ruolo, non voglia metter in chiaro le grandi verità.
Oggi, per fortuna, l’Italia si stringe attorno a Piero, tutti i disabili con amici e parenti siamo con e per lui, ma quanti altri censori dovremo ancora combattere nella nostra vita?
Noi associazioni non ci stancheremo mai di lottare per la pari dignità che spetta ai diversamente abili, ribadiremo sempre il loro diritto ad una vita quanto mai autonoma.
Abbattiamo le barriere culturali che impediscono ai nostri ragazzi di vivere con dignità la loro vita adulta.
Non chiudiamoli in tante belle gabbie dorate, ma facciamoli parte della vita sociale ,con la possibilità di vivere tra la gente, di far la spesa, di far sport in base alle proprie possibilità, anche solo raccattando i palloni, di avere una vita sociale, di avere una casa e soprattutto di LAVORARE, per sentirsi parte di un mondo che lavora e si diverte.
Saprà almeno lo sport dare il buon esempio abbattendo quella barriera che ci vuole tutti belli, alti, snelli e scattanti?

Patrizia Tolot
Ass. Down, Autismo e Disabilità intellettiva


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