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Residenzialità

 
 

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RESIDENZIALITA'

Molto spesso il disabile è costretto a restare con i genitori per diversi motivi: il tipo di disabilità (ad es. una grave disabilità intellettiva) che non permette una vita autonoma, la mancanza di servizi di aiuto personale per superare problemi di non autosufficienza per i disabili socialmente integrati, la non disponibilità di alloggi adeguatamente attrezzati.
La programmazione di un progetto di residenzialità permetterebbe in molti casi l'opportunità, a volte negata, di fare esperienze di socializzazione più completa e di stimolare risorse latenti per collocarsi ad un livello di maggiore autonmia personale.
Occorre quindi progettare, sperimentare e consolidare un sistema di vita extra familiare, individuato come idoneo non solo come risposta ai bisogni esistenziali di quel singolo carico, senza dover ricorrere a soluzioni affrettate dettate dall'emergenza.

Interventi:

  1. determinare una quota pari al 2 per cento di riserva di alloggi di edilizia residenziale pubblica per singoli disabili, coppie o nuclei con disabili;
  2. determinare una quota pari all'1 per cento di riserva di alloggi di edilizia residenziale pubblica per i servizi sociali degli Enti locali da destinare alla costituzione di residenze per disabili non autonomi;
  3. definire i criteri di accreditamento per le strutture di riabilitazione estensiva e di mantenimento e per le RSA;
  4. definire le strutture a prevalente rilevanza sanitaria e quelle a prevalente rilevanza sociale;
  5. istituire almeno una RSA (max 20 posti) o piccola comunità (residenza protett) ogni 50.000 abitanti.
    Tali strutture saranno a carico prevalente del fondo sanitario, e saranno riservate a persone disabili che hanno bisogno di  interventi sanitari continuativi e/o sono affette da malattie croniche e non più autosufficienti;
  6. realizzare progetti di residenzialità programmata a carattere socio-assistenziale ed educativo, istituendo almeno una comunità alloggio ogni 50 mila abitanti per le persone handicappate con limitata o nulla autonomia, da realizzarsi in contesti abitativi di civile abitazione e con la previsione di massimo 8 posti letto (e due posti di pronto intervento).
    La struttura deve essere collocata in un contesto sociale reale, facilitando in tal modo i processi di integrazione sociale e la promozione di relazioni interpersonali, deve far sentire a proprio agio ogni persona, ognuna con un proprio spazio personale.

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Commenti (1)
Presidente dela Comunità di Capodarco dell'Umbria
1 Giovedì 29 Dicembre 2011 14:52
don Angelo Maria Fanucci
Sono estremamente interessato a conoscere quanto si progetta e si realizza in questo settorr. Anche perché da 37 anni sono padre adottivo di un disabile (tetraparesi spstica e ritardo mntale) con il quale vivo in comuità


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