|
Data:Da Giovedì, 02 Aprile, 2009 a Domenica, 05 Aprile, 2009
Città(*): Padova
|
||
|
|||
|
“Vigilando Redimere”
È appena stata esposta a Palazzo di Giustizia di Milano con un riscontro inaspettato di pubblico e ampia eco sui media. Al Meeting di Rimini 2008 è stata un vero e proprio evento, sorprendendo tutti al di là di ogni aspettativa, e non solo per i numeri straordinari anche per la kermesse estiva - sessantamila visitatori – ma anche per la forza delle testimonianze, degli incontri che hanno segnato la settimana riminese. È la mostra “Libertà va cercando ch’è sì cara – Vigilando redimere”, dedicata ad esperienze di “libertà in carcere” di tutto il mondo.
Da qualche mese una versione trasportabile della mostra ha iniziato un tour in luoghi significativi come tribunali e municipi, continuando a suscitare interesse e coinvolgimento non solo sul territorio nazionale, dalla Sicilia a Milano, ma anche oltre confine. E in questi giorni nel contesto del Festival della cittadinanza la mostra sarà a Padova, una delle città che insieme ad altre l’ha ispirata e sostenuta con il suo carcere e i suoi detenuti. Essa rimarrà aperta dal 2 al 5 aprile 2009 con orario 9.30 – 19.00 presso le ex Scuderie di Palazzo Moroni. Si segnala che è possibile prenotare le visite guidate mediante mail all’indirizzo giotto@coopgiotto.com. L'entrata alla mostra e' gratuita, come pure la visita guidata, se prenotata prima. La mostra interviene sul tema attuale e scottante della certezza della pena, documentando come sia possibile scontare la pena senza sconti ma allo stesso tempo essere rieducati e recuperati per un’efficace reintegrazione nella società, secondo lo spirito dell’articolo 27 della Costituzione. Il principale intento della mostra è documentare che, paradossalmente, in un luogo dove tutto sembra finalizzato alla privazione della libertà, può nascere una domanda di verità di sé, inizio di un percorso di riconquista dell’umano. La mostra mette a tema il ruolo della detenzione nel nostro paese, a partire dalla Costituzione, che concepisce la detenzione come un “percorso di redenzione” e il carcere come un luogo in cui “vigilando redimere”. Oggi questa funzione rieducativa prevista dalla costituzione è spesso disattesa. Così nella maggior parte dei casi non è vero che le carceri siano luoghi di recupero e di redenzione dei detenuti. Viviamo in una società dove chi sbaglia è dannato: dentro o fuori le sbarre rimarrà sempre prigioniero dei suoi errori, un malvagio da emarginare. Ben diversa l’esperienza cristiana. In essa un uomo, qualunque delitto abbia commesso, ha sempre una possibilità di cambiare e di redimersi. In un luogo dove tutto sembra finalizzato alla privazione della libertà, può nascere una domanda di verità di sé, inizio di un percorso di riconquista dell’umano. Proprio il riconoscimento dell’errore e la richiesta di perdono agli uomini e a Dio è il principio di un cammino di redenzione. Si scopre così che in tutto il mondo chi sta espiando una pena può dare testimonianza di libertà, umana e di fede, monito per tutti a scoprire che «omnia gloria filiae regis ab intus», «tutta la gloria della figlia del re viene dal di dentro», cioè dalla coscienza del rapporto col Mistero. Persone colpevoli dei peggiori crimini vivono la reclusione come possibilità di ripresa della dignità umana, imparano che la libertà non dipende dalle circostanze, sperimentano la cella come una “clausura”, cioè il modo con cui vivere il rapporto con Cristo. |
|||














